Amaracmand Wines
Vino Biologico: Significato

Vino Biologico: Significato

🕔febbraio 16, 2015

A partire dal 1 Agosto 2012, con l’entrata in vigore del Regolamento CE 203 2012, in Italia e in Unione Europea, un vino biologico è da considerarsi tale non solo se è stato prodotto da sole uve 100% biologiche ma dovrà essere necessariamente essere ottenuto da procedimenti di vinificazione biologica, certificata e documentata.

Pertanto, dal 1 Agosto 2012 non è più sufficiente e neppure consentito l’uso della dicitura (e autodichiarazione) “Prodotto da uve biologiche” ma è obbligatorio sottoporsi ad una serie di severi controlli e certificazione per esporre il bollino europeo dell’agricoltura biologica certificata – e/o eventuali simboli equivalenti per i vini commercializzati in USA, Canada, Giappone, Svizzera, etc. – affiancato dal codice dell’ente certificatore e da quello dell’azienda produttrice.

vino biologico significato

Logo Agricoltura biologica Europea
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Certificazione e logo biologico sulle nostre etichette AMARACMAND®

 

In buona sostanza, oggigiorno un vino può chiamarsi “Vino Biologico” (“Organic Wine”, in inglese) ed essere commercializzato come tale soltanto se esporrà in etichetta il bollino biologico affiancato dai codici di riconoscimento internazionali (del certificatore e dell’azienda produttrice) perché tale bollino o marchio testimonia che l’azienda vinicola e il proprio vino possiedono tutti i requisiti di idoneità e hanno superato tutti i controlli necessari:

  • Sottoporre l’azienda vitivinicola a controlli e ad analisi chimiche di terreni, vigneti e colture per un “periodo di conversione” complessivo che potrà richiedere fino a 3 anni. Durante questo periodo l’ente certificatore, attenendosi ai parametri europei, dovrà confrontare le analisi fisico-chimiche con le forniture e i macchinari aziendali per accertarsi che non vengano mai usati pesticidi sulle colture e che tali colture, e quindi i vigneti, vengano protetti o curati con prodotti e trattamenti di origine naturale come lo zolfo, la bentonite e il rame (usato in quantità limitate) ;
  • Al termine del periodo di conversione, l’ente certificatore autorizzato certificherà l’azienda vinicola come “azienda biologica” e si occuperà quindi di certificare che in cantina le uve vengano vinificate con prodotti biologici certificati (ad es. lieviti di fermentazione biologici), senza l’utilizzo di additivi chimici o acidi, al fine di ottenere un vino che a livello di analisi rispetti tutti i parametri dettati dall’Unione Europea come un livello assai contenuto di anidride solforosa (vedi sotto al paragrafo dedicato). Inoltre il vino, dovrà sostare ed essere conservato in botte con metodi approvati in agricoltura biologica e dovrà essere sottoposto ad analisi finali prima di poter essere imbottigliato ed etichettato come “Vino Biologico” (“Organic Wine”, in inglese);
  • Grazie ai recenti accordi tra UE e altri equivalenti organismi per l’agricoltura, le aziende vinicole italiane e dell’Unione Europea che desiderano commercializzare vino biologico negli Stati Uniti, in Canada o in Giappone (per citare alcune legislature ugualmente severe) potranno richiedere al proprio ente certificatore di convertire la certificazione biologica europea, precedentemente ottenuta, in marchi e certificazioni appartenenti ai paesi nei quali si desidera esportare, previ alcuni piccoli adeguamenti richiesti come parametri di anidride solforosa libera nel vino (vedi paragrafo sotto) ancor più contenuti. I principali marchi dell’agricoltura biologica fuori dall’UE sono lo statunitense USDA ORGANIC (NOP), il JAS giapponese, il canadese CANADA ORGANIC o BIOLOGIQUE CANADA (COR), lo svizzero BIO SUISSE. Come il logo europeo, questi simboli devono rispettare proporzioni e tonalità di colore standard possono coesistere su di una stessa etichetta a patto che le dimensioni degli uni non prevalgano su quelle degli altri.

Simboli dell’agricoltura biologica Non-UE:

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LA CONFUSIONE RIGUARDO AI SOLFITI ED IL RAPPORTO CON IL BIOLOGICO

L’anidride solforosa (in chimica SO2) è una sostanza prodotta naturalmente (insieme all’anidride carbonica) dai lieviti durante la fermentazione alcolica delle uve. L’anidride solforosa, chiamata comunemente “solfito/i”, è un conservante naturale (antiossidante, combinante, chiarificante e antisettico) presente nel vino.
Nella vinificazione tradizionale e convenzionale (non biologica) è ammessa e diffusa la pratica dell’aumentare i livelli di anidride solforosa sui vini – fino ai limiti consentiti dalla legge – mediante l’aggiunta di sostanze chimiche come il “metabisolfito di potassio”: quello che i consumatori meno esperti o meno attenti chiamano erroneamente “solfito/i” .

La legge italiana, come altre legislature che si occupano di vinificazione, ha fissato dei limiti ben precisi sopra i quali i solfiti possono considerarsi nocivi all’organismo umano e a prescindere da qualsiasi livello di solforosa viene resa obbligatoria la dicitura “contiene solfiti” in etichetta, così da tutelare i consumatori allergici e le donne in stato interessante.
I limiti di legge riguardo i livelli di “solforosa totale” nei i vini convenzionali, secondo la legislazione italiana (una delle più severe al mondo in materia di vinificazione), è 150 mg/l, per i vini rossi, per i bianchi e rosati 200 mg/l; per i vini rossi con un residuo di zucchero maggiore o uguale a 5 g/l il limite è 200 mg/l ,mentre per i bianchi e rosati con un residuo zuccherino maggiore o uguale a 5 g/l il limite è 250 mg/l. Per gli spumanti di qualità il tenore massimo è 185 mg/l, per tutti gli altri spumanti sale a 235 mg/l.

Differentemente, secondo la legislazione europea, per i vini bianchi e rosati biologici i limiti di solforosa vengono fissati a 150 mg/litro, a fronte dei 200 mg/litro per i vini convenzionali. Per i vini rossi biologici il limite è di 100 mg/litro, a fronte dei 150 mg/litro dei vini convenzionali (questo livello si applica se il tenore di zuccheri residui è inferiore a 2 grammi litro, Se invece il tenore di zuccheri è superiore ai 2 grammi litro la riduzione è di 30 mg rispetto al convenzionale, e tale condizione si applica anche per gli spumanti).

La pratica dell’aumentare i livelli di anidride solforosa nel vino mediante l’impiego di “metabisolfito di potassio” è così diffusa tra i viticoltori tradizionali poiché trattasi di un metodo assai economico ed efficace per conservare i vini sia in botte che in bottiglia.
È spesso un alto livello di anidride solforosa nei vini, ovvero di solfiti, a causare a chi lo beve il famigerato e fastidioso “cerchio alla testa”.

I viticoltori biologici, al contrario, non potendo e non volendo aumentare chimicamente i livelli naturali di anidride solforosa, optano per differenti metodi di conservazione non invasivi – ma purtroppo non così economici – come la conservazione in botti sigillate saturate di azoto (per evitare che il vino si ossidi e per garantire che il vino si conservi intatto addirittura per anni) e a temperatura controllata, e/o l’imbottigliamento sottovuoto o con immissione di azoto per eliminare l’ossigeno rimasto sul collo della bottiglia.

Tabella riepilogativa contente:

  • LIMITI DI SOLFOROSA NECESSARI AD OTTENERE IL MARCHIO BIOLOGICO EUROPEO (834/07);
  • LIMITI DI SOLFOROSA NECESSARI AD OTTENERE IL MARCHIO USDA ORGANIC (NOP);
  • LIMITI DI SOLFOROSA NECESSARI AD OTTENERE IL MARCHIO CANADA ORGANIC o BIOLOGIQUE CANADA (COR).

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